Team multilingue? Potenzia l'impatto della formazione con GoodHabitz

Scopri più di 250 contenuti formativi localizzati in oltre 20 lingue
Cosa serve davvero per creare contenuti formativi che entrino in sintonia con chiunque, senza barriere linguistiche o culturali? Il primo passo è capire la differenza tra semplice traduzione e vera e propria localizzazione. In questo articolo esploreremo:
- Le sfide dei contenuti formativi multilingue
- La differenza tra contenuti formativi tradotti e localizzati
- La localizzazione secondo GoodHabitz
- Esempi pratici dei nostri contenuti formativi localizzati
In che modo cultura, lingua e background personale influenzano i risultati dell'apprendimento
Cultura, lingua e background personale hanno un impatto profondo sul modo in cui le persone assorbono e applicano nuove conoscenze. Quando i materiali formativi sono presentati nella lingua madre, la comprensione e la memorizzazione migliorano in modo naturale. Chi apprende si sente più a suo agio, subisce un minor sovraccarico cognitivo ed è più motivato a partecipare. Ma la lingua è solo un pezzo del puzzle.
Il contesto culturale modella le preferenze di apprendimento: alcuni potrebbero preferire sessioni strutturate e guidate da un formatore, mentre altri danno il meglio in ambienti di apprendimento autonomo ed esplorativo. Persino le immagini, l'umorismo e gli esempi possono avere un impatto diverso a seconda delle norme culturali.
Inoltre, il background personale (come l'istruzione pregressa, i fattori socio-economici o la familiarità con le piattaforme digitali) influenza la predisposizione e le aspettative verso l'apprendimento. Per questo, per supportare davvero un team multiculturale, i contenuti formativi non devono essere semplicemente tradotti, ma localizzati.
Traduzione ≠ Localizzazione
Mentre la traduzione si concentra sulla conversione di un testo da una lingua all'altra, la localizzazione mira a creare contenuti formativi che entrino davvero in sintonia con il pubblico a cui si rivolgono. Questo processo tiene conto di:
- Norme culturali
- Tone of voice
- Umorismo
- Immagini
- Preferenze di apprendimento
Questi sono elementi che la sola traduzione non può cogliere.
Ad esempio, una battuta o un riferimento che funziona bene in un Paese potrebbe non avere lo stesso effetto o addirittura confondere chi apprende in un altro.
La localizzazione assicura che i materiali formativi non siano solo compresi, ma anche "sentiti" da chi apprende. Questo li rende più vicini alla realtà dei collaboratori, più coinvolgenti e più efficaci. In un team multiculturale, questa differenza è la chiave per creare esperienze di apprendimento significative che generino un impatto reale.
La localizzazione secondo GoodHabitz
Per darti un'idea chiara di come funziona la localizzazione nei contenuti formativi di GoodHabitz, abbiamo pensato di proporti un esempio concreto. Nelle prossime slide vedrai lo stesso materiale didattico adattato a lingue diverse, ognuna con le proprie sfumature locali. E anche se qui mostriamo solo una manciata di esempi, lo stesso processo viene applicato a più di 20 lingue.
Inglese
In questo articolo del magazine, tratto dal nostro corso "L'arte del feedback", puoi farti un'idea di cosa significhi la localizzazione per GoodHabitz. L'articolo parla del famoso intervistatore britannico Jeremy Paxman, citato per il suo stile distintivo. Tuttavia, come puoi immaginare, questo riferimento non funziona per tutti. Soprattutto se non hai mai visto una delle sue interviste o non sai chi sia!

Francese
Ecco perché, nella versione francese de "L'arte del feedback", usiamo un riferimento completamente diverso: Philippe Etchebest, uno chef noto non solo per le sue abilità culinarie ma anche per i suoi commenti taglienti e indimenticabili ai concorrenti di Top Chef.
Ciò che accomuna entrambi è il loro approccio diretto. Non si trattengono e fanno domande difficili. Usando questo esempio localizzato, il contenuto entra più in sintonia con il pubblico francese, mantenendo intatto il messaggio principale. È esattamente questo l'obiettivo da raggiungere quando si adattano i contenuti formativi a lingue diverse!

Spagnolo
Il nostro team di localizzazione spagnolo ha trovato un esempio forte che adatta la storia mantenendo intatto il messaggio formativo. Alberto Chicote, uno degli chef più mediatici di Spagna, è famoso per il suo stile diretto e schietto. Chi ha visto il suo programma televisivo "Pesadilla en la cocina" (l'equivalente di "Cucine da incubo") sa che non si trattiene mai: dice le cose come stanno e non teme il confronto.

Olandese
Se c'è una cosa per cui gli olandesi sono noti, è la loro schiettezza. Trovare l'esempio giusto in questo contesto richiede un team di localizzazione attento agli eventi recenti e alle abitudini culturali. Un esempio è la conduttrice televisiva olandese-americana Eva Jinek, che durante la pandemia ha condotto un'accesa intervista con il ministro della salute. Un momento che è apparso straordinariamente diretto, anche per gli standard olandesi. E per questo, è diventato l'esempio locale perfetto per il nostro magazine!

Portoghese
Per la versione portoghese de "L'arte del feedback", il nostro team di localizzazione ha scelto un esempio che entra davvero in sintonia con il pubblico locale. Invece di guardare all'estero, abbiamo messo in evidenza José Mourinho, l'allenatore di calcio di fama mondiale. Oltre ai suoi numerosi trofei e successi, Mourinho è riconosciuto per la sua personalità schietta e il suo modo di comunicare senza filtri, senza mai temere il confronto. Utilizzandolo come riferimento, la storia risulta familiare e rilevante per il pubblico portoghese, pur mantenendo lo stesso messaggio formativo centrale presente in tutte le altre lingue!

Italiano
Per la versione italiana, il team di localizzazione e creazione dei corsi si è ispirato a una personalità che incarna il temperamento passionale e la schiettezza che si associano all'Italia: la giornalista e conduttrice televisiva Franca Leosini. È diventata famosa per le sue interviste fredde ma penetranti. Il suo stile è intransigente: fa domande scomode, non cede e insiste finché non ottiene una risposta. È un esempio lampante di come la localizzazione possa riflettere e fare riferimento a tratti culturali, in questo caso l'attitudine italiana alla passione e all'intensità.

L'approccio di GoodHabitz alla formazione localizzata
n GoodHabitz sappiamo che, affinché la formazione generi un impatto reale, non parlare la stessa lingua non è sufficiente; è necessario entrare in sintonia con le persone in un modo che risulti naturale e autentico. Come spiega Therese Forsman, Localisation Coordinator di GoodHabitz:
"La vera localizzazione significa mettere al centro chi apprende. Non ci limitiamo a tradurre le parole; adattiamo tono, riferimenti, umorismo e persino esempi per ogni cultura con cui lavoriamo. Il nostro obiettivo è fare in modo che ogni persona senta che i contenuti sono stati creati su misura per lei. Quando le persone riconoscono il proprio mondo in ciò che stanno imparando, l'engagement aumenta, e con esso l'impatto. Ecco perché lavoriamo con specialisti madrelingua in ogni mercato, assicurandoci che i nostri corsi non siano solo compresi, ma veramente 'vissuti'".
Questo approccio localizzato sta già facendo la differenza per i nostri clienti in tutto il mondo. Prendiamo ad esempio Gruppo Trevi:
"Le persone di Gruppo Trevi lavorano a ogni latitudine e longitudine, in diversi fusi orari, in luoghi di lavoro che vanno dai cantieri alle fabbriche agli uffici. L'offerta formativa in più lingue (non solo tradotta, ma localizzata, che è ben diverso!) e totalmente online ci permette di raggiungere tutte le nostre persone e di offrire un servizio flessibile e personalizzabile che può soddisfare anche le esigenze aziendali, garantendo una maggiore capillarità del servizio formativo", afferma Martina Michelotti, Corporate Training Manager di Gruppo Trevi.
